Racconti e poesie
Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.
Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.
Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.
Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.
Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.
Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.
Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.
E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.
Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere
un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.
Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.
Così vorrei amare.
Il primo giorno dell'anno
Di Pablo Neruda
Lo distinguiamo dagli altri
come
se fosse
un cavallino
diverso da tutti
i cavalli.
Gli adorniamo
la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore
che scende da una stella.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell'ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo.
NATALE SULLA TERRA
di Arthur Rimbaud
Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d'argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito. Quando
ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!
Ciao, ritorno sul blog dopo un po' di tempo con alcune segnalazioni:
Sabato 29 novembre il mio amico Marco Mazzanti alias Marko Matz ha presentato il suo romanzo "l'Uomo che dipingeva con i coltelli" all'hotel Porta Maggiore di Roma. Presto Marco presenterà un altro romanzo, "Asia, La nave del destino", un fantasy sui generis molto avvincente.

Nella foto siamo io e Marco al momento della firma delle copie del romanzo. Alla serata sono intervenuti numerosi amici di Marco e le responsabili della casa editrice Deinotera che ha organizzato l'iniziativa. In bocca al lupo Marco!
Il mio racconto intitolato appunto "Racconto di Natale" che i lettori del blog ben conoscono (vedi link qui a fianco) è stato pubblicato in un'antologia cartacea grazie alla simpatia dell'autrice Barbara Garlaschelli curatrice dell'iniziativa "Corto si può fare". Per chi fosse interessato l'antologia è stata pubblicata nel numero d'autunno della rivista "Tratti" a cura della casa editrice Moby Dick.
Ritornano le serate di bookcrossing a Trastevere! L'associazione culturale "Il Bidone", Vicolo dell Scala 26, sta preparando un nuovo evento in occasione del Natale. Ho partecipato all'ultima serata e mi sono portata a casa un romanzo. La nuova data deve essere ancora fissata, per gli aggiornamenti tenete d'occhio questo blog.
E last but not least, la scrittrice milanese Lorenza Caravelli ha presentato "Un altro finale", il suo ultimo libro, un intenso racconto lungo o romanzo breve dedicato alla memoria di suo padre. Edizioni Creativa. Lo trovate su BOL o su IBS.
Questo racconto è un viaggio nel passato. L'autrice costruisce la storia scorrendo le tappe di una vita attraverso l'osservazione di sette fotografie, spunto e partenza di un cammino a ritroso nei ricordi, sulle quali si innesta un percorso di fantasia, un'alternativa impossibile eppure cara. Una consolazione, un omaggio. Un racconto della memoria. L'autrice ricorda e rivisita la vita e la morte di suo padre, guardando indietro con la lente dell'amore e della nostalgia.
Bohémiens en voyage
La tribu prophétique aux prunelles ardentes
Hier s’est mise en route, emportant ses petits
Sur son dos, ou livrant à leur fiers appétits
Le trésor toujours prêt des mammelles pendantes.
Les hommes vont à pied sous leurs armes luisantes
Le long des chariots où les leurs sont blottis,
Promenant sur le ciel des yeux appesantis
Par le morne regret des Chimères absentes.
Du fond de son réduit sablonneux, le grillon,
Les regardent passer, redouble sa chanson ;
Cybèle, qui les aime, augmente ses verdures,
Fait couler le rocher et fleurir le désert
Devant ces voyageurs, pour lesquels est ouvert
L’empire familier des ténebres futures.
Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal, XIII
Traduzione di Giovanni Macchia :
Zingari in Viaggio
La tribù dei profeti dalle pupille ardenti
Ieri s’è messa in viaggio, sulle spalle i suoi piccoli,
O lasciando in balia del loro fiero appetito
Il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.
Gli uomini vanno a piedi sotto le armi lucenti
Lungo i carri che portano le famiglie accucciate,
Percorrendo il cielo con lunghe occhiate cariche
Del cupo rimpianto delle chimere assenti.
Il grillo dal profondo della sua tana renosa
Guardandoli passare rinforza il canto, e pure
Cibale, che li ama, aumenta i suoi prodotti,
Fa stillare la roccia e fiorire il deserto
Davanti a questi nomadi, per i quali è aperto
L’impero familiare delle tenebre future.
Charles Baudelaire, I Fiori del Male, XIII
David Foster Wallace
Ave et vale
Sto attraversando un momento personale non facile,per questo, e me ne scuso con i lettori del blog, non sto più postando. Una persona a me molto cara, direi la più cara, ha un brutto male - ah gli eufemismi! -, mi fermo qui. Mi aspettano mesi dolorosi. Non ho voglia di scrivere, in assoluto non ho voglia di fare altro che starle vicina. Quando possibile. Quanto più possibile. Ho promesso un'intervista ad Actorproglab, la scuola di teatro di Genova (trovate il link al loro blog qui a fianco), mi sono ripromessa di recensire un paio di libri, ma per ora non me la sento. Ad ottobre esce un mio racconto in un'antologia curata da Barbara Garlaschelli, per la casa editrice Moby Dick, ringrazio qui Barbara e Daniela Losini, le curatrici dell'iniziativa. Il racconto è 'Racconto di Natale' che voi lettori del blog ben conoscete (vedi link). Spero di poter dedicare questa mia iniziativa alla persona di cui sopra. Sarebbe il mio ultimo regalo. Non ho molto altro da dire. Un saluto
Antonella

Bene, cominciamo con le presentazioni: chi è Luca Larpi?
Uno con tante idee e una gran confusione in testa. Vivo in Inghilterra da qualche anno, ma rimango ancora cocciutamente attaccato alla mia terra. Mi occupo di Storia romana e medievale, con una particolare predilezione per le radici storiche delle leggende arturiane. Come tanti letterati, le mie prospettive lavorative non sono rosee, ma ho la fortuna di essere sostenuto da cari amici che non mi perdono di vista neanche a chilometri di distanza.
Scrittore, sì, ma immagino, prima di tutto, lettore; ebbene, quali sono i tuoi generi?
Malgrado abbia scritto un romanzo fantastico e stia curando un blog dedicato all’argomento, non sono un fanatico. Più che generi letterari, è una questione di scrittori: apprezzo chi riesce a raccontarmi qualcosa di me stesso, una domanda o un pensiero che magari neanche io so bene di avere. Per questo mi piace avventurarmi per sentieri sconosciuti, facendomi guidare dalla sorte, dai consigli di persone fidate e dalle esigenze del momento. Se devo fare qualche nome, direi Tolkien perchè ha saputo raccontare l’uomo come nessun altro è mai riuscito a fare; Sepulveda, Amado e Mafuz, cantori di mondi lontani e drammatici, di una poeticità a volte commovente; i narratori delle tragedie nostrane, come Eugenio Corti, Rigoni Stern, e, a modo suo, pure Guareschi; ma anche alcuni classici che ho riscoperto dopo il liceo: Dante e Manzoni anzitutto. Di tutto un po’, insomma...
Se tu potessi ‘entrare’ in un libro, quale sceglieresti?
Uhm, no, non penso che mi piacerebbe entrare in un libro. La realtà è molto più interessante di ogni rappresentazione.
Parlaci della tua passione per il fantasy.
Quello fantastico è un mondo che conosco da sempre. Ho iniziato con le leggende arturiane, poi mi sono inoltrato nella Terra di Mezzo, e da allora non ho mai smesso di curiosare in giro. E’ un linguaggio interessante, che permette molta libertà, ma che richiede anche allo scrittore una certa responsabilità, se non vuole farlo diventare banale. La grandezza di Tolkien è aver avuto il coraggio e la capacità di scrivere una vera e propria saga mitica. Il Mito non è altro che il tentativo dell’uomo di spiegare la realtà attraverso l’immaginazione, e per questo ha una dignità che nessun approccio “razionalistico” potrà sottrargli. Il problema è che dopo i primi successi del Signore degli Anelli, il fantasy è diventato letteratura di evasione, fatta di slanci utopici senza alcun legame con il reale e spesso modellata su modelli stantii. E dire che la forza di questo linguaggio è proprio la possibilità di descrivere il mondo da una prospettiva sempre nuova... Forse è il caso di iniziare a prendere il fantasy sul serio.
Letteratura fantasy e cinematografia di tal genere spesso tendono a compenetrarsi… Abbiamo esempi di film tratti da romanzi fantasy, ma anche romanzi tratti dalle sceneggiature di quest’ultimi… Tu cosa ne pensi?
Sono molto scettico sulla qualità dei libri tratti da film (di solito, guarda caso, film di successo). E’ molto difficile che gli autori di tali opere siano animati da esigenze artistiche: in genere, si tratta di semplici operazioni di marketing.
Luca, parlaci un po’ del tuo romanzo Il Libraio di Kolos. Com’è nato, e chi sono i personaggi che in esso vivono?
Il Libraio di Kolos è il racconto di un’amicizia. Un ragazzo senza prospettive incontra una persona più grande che lo aiuterà a scuotersi di dosso la sua apatia, coinvolgendolo in una missione in cui scoprirà la difficoltà e la bellezza che la vita ha in serbo per lui. Autobiografico come molti romanzi di esordio, è il mio modo per raccontare qualcosa di bello che mi è capitato tempo fa.
Che rapporto hai con la scrittura?
Non sono quasi mai soddisfatto di quello che produco. Di solito scrivo di getto e poi passo un sacco di tempo a rifinire, limare, correggere. Lo spunto nasce quasi sempre dall’umore del momento, ma a furia di imbrattare carte sto imparando a non nascondermi dietro ogni virgola e dare ai miei racconti un respiro più ampio delle mie disavventure.
Come nasce l’idea di tenere un blog?
Il blog (kolos.splinder.com) è nato da un’esigenza ben precisa: confrontarmi con i lettori su quello che ho scritto. Mi incuriosisce molto sapere quello che le diverse persone pensano del mio romanzo. Sto imparando un sacco dalla critiche e i commenti di chi ha la bontà di mandarmi qualche riga di riflessione. Ma sono soprattutto le reazioni di fronte al messaggio centrale del libretto ad interessarmi. Sono grato a questa avventura editoriale perchè mi ha fornito l’occasione per incontrare nuove persone e discutere con loro di temi non proprio banali.
Cosa pensi di internet? Lo ritieni un buon campo di prova per gli scrittori che intendono farsi conoscere?
Penso che internet fornisca un ampio spettro di possibilità per chi sia interessato a creare un network di persone disponibili a discutere su certi temi. In questo senso, un blog può aiutare la promozione di un libro, a patto che sia ben curato.
D’altra parte, è anche vero che l’attenzione degli internauti non è sempre alta, visto il bombardamento di informazioni cui sono soggetti e la difficoltà oggettiva di leggere qualcosa di troppo lungo sullo schermo. Per questo credo che sia molto difficile apprezzare i racconti pubblicati su internet: l’occhio si stanca presto, e spesso l’impaginazione non aiuta (caratteri troppo piccoli, righe troppo fitte). Credo ancora nel libro stampato, che si può portare dovunque e aprire e chiudere a piacimento, senza problemi di connessioni o di grandezza di file. Certo, c’è sempre la stampante: ma se il racconto è più lungo di dieci pagine, nasce il problema della rilegatura... Insomma, troppe seccature, almeno per un tipo pigro come me.
Ultima domanda: progetti futuri?
Ho appena finito la seconda parte di quella che, con un po’ di fortuna, diventerà la saga di Kolos. Appena avrò un momento libero (c’è una tesi di dottorato da finire!), mi metterò al lavoro per sistemare quello che ho scritto finora, in modo da renderlo bilanciato e coerente. Il lavoro di rifinitura non finisce mai...
Ho anche un paio di altri progetti in mente, di cui uno in lingua inglese, ma bisognerà vedere se avrò il tempo per realizzarli. Suggerisco di tenere sott’occhio il mio blog per altre anteprime ;-)
E' on line il numero 2 della rivista Historica-Il Foglio Letterario ecco il link per scaricarla:
http://legabloggerletterari.wordpress.com/2008/06/30/historica-il-foglio-letterario-n2/
Tra poco la rivista sarà disponibile anche su carta. Per tutte le informazioni contattate l'editore Francesco Giubilei: